Architettura a Marrakech: tra riad, giardini e hammam (part 1)

Buongiorno a tutti! Rieccomi con un nuovo articolo sempre a tema Marrekech. Questa volta dopo avervi intrattenuto con due articoli monotematici, vi vorrei parlare più in generale della città di Marrakech. Non volevo perdermi l’occasione di parlare della sua struttura architettonica e di alcuni cenni storici più rilevanti.

Marrakech è stata fondata dalla dinastia berbera degli Almorovidi nel 1071, diventando così la capitale di un impero che ha coperto all’incirca quello che è ora l’intero Marocco e l’Andalusia. L’architettura Almorovida e quella degli Almohadi fu molto simile per tutta la sua estensione. Presero molta ispirazione dall’arte di Cordoba (della quale ho già scritto un articolo che trovate qui) per quanto riguarda l’utilizzo di arcate, la divisione in navate e la cupola a nervature. Certamente si ritrovano anche influenze persiane come le cupole con stalattiti. Gli Almoravidi introdussero inoltre altri elementi architettonici inediti, come gli archi a ferro di cavallo spezzato, i pilastri invece delle colonne e la decorazione a griglie di mattoni, ripresa più avanti dagli Almohadi.

Marrakech
Minareto della Kasbah eretto da Yacoub el Mansour nel 1190

L’architettura del Marocco in generale si è evoluta in maniera molto graduale nei successivi 800 anni fino all’arrivo del modernismo occidentale nel XX secolo.

Parlando invece dell’assetto urbanistico, troviamo un mix di stili e conformazioni: la medina, il quartiere europeo “Gueliz” e in periferia le Bidonville assieme ai quartieri di lusso, per lo più golf club e mandggi. Ho trovato molto interessante la medina per il suo carattere introverso e minimal delle facciate esterne. Infatti, per apprezzare al meglio la sua architettura, bisogna entrare nelle case, dette riad, che ricalcano la tipica casa romana con all’interno il peristilio. Questa tipologia di casa si ritrova facilmente in tutta l’Andalusia, solo che il cortile interno lo chiamano patio. La forte chiusura esterna di queste abitazioni fa capire bene lo stile di vita dei marocchini e quanto importante sia per loro la privacy. La casa prende luce e aria solo dall’interno svolgendo due funzioni: quello di proteggere dal caldo durante le stagioni più calde e quello di proteggere gli ambienti privati dagli occhi esterni.

Consiglio moltissimo il soggiorno all’interno di questi Riad, divenuti guest house o maison d’hôtes per immergervi totalmente a 360 gradi nell’esperienza marocchina.

Cosa ha determinato il grandissimo successo di questa città del nord Africa? Sicuramente la sua posizione davanti alla catena montuosa dell’Atlante. Infatti la città godeva e gode di una sicura e affidabile riserva d’acqua che proviene proprio da queste montagne. Per sfruttare appieno questa preziosa risorsa, gli Almoravidi hanno costruito un sistema di khettaras, tunnel sotterranei che convogliavano l’acqua fino a 50 kilometri dalla base dell’ Atlante fino a Marrakech. In questo modo l’acqua fluiva naturalmente sfruttando la forza di gravità. Chi controllava le montagne, controllava di conseguenza le riserve d’acqua della città e la città stessa.

Marrakech Menara gardens
I giardini Menara con la sua immensa vasca. Alle sue spalle la catena montuosa dell’Atlante. Ph credit: cyclelifehq

Quando gli Almohadi presero Marrakech nel 1174, espansero la costruzione di canali superficiali (seguia) per portare ancora più acqua. Da qui fondarono i grandissimi Giardini Menara e i Giardini Agdal. Questi ultimi sono i più vecchi giardini rimasti nella città e rimangono un riferimento storico culturale molto importante. Dalle loro enormi vasche si attingeva l’acqua che serviva per le moschee e per gli hammam.

Jardin Secret:

Come vi avevo accennato poc’anzi, quasi nessun giardino o casa marocchina è visibile dall’esterno. Anche il Jardin Secret non fa eccezione, infatti le mura di questo enorme riad sono alte più di 9 metri. Una volta lasciato il trambusto del souk ed entrati verremo pervasi da una sensazione di pace e tranquillità. Il profumo degli aranci in fiore e i fiori colorati ci porteranno direttamente in paradiso, parola che hanno inventato proprio i persiani. Pairidaeza infatti significa spazio chiuso. Vi si accede dal nuovo padiglione che dà verso il Giardino esotico, una parte più recente in stile romantico con fiori, piante, alberi e arbusti provenienti da tutto il mondo. Info orario e biglietti li trovate qui.

Marrakech Jardin Secret

Collegato a questo troviamo il giardino Islamico, molto più grande e tipico di tante altre città islamiche in stile Persiano. Il focus della tradizione persiana era il chahar bagh, una ripartizione quadrupla del giardino, che rifletteva la descrizione del Giardino del Paradiso nel Corano come in quello dell’Eden nel Testo della Genesi. Al centro di questa composizione troveremo una fontana in marmo dalla quale sgorga l’elemento fondamentale e imprescindibile di ogni giardino islamico: l’acqua. Essa ha un valore simbolico nell’Islam in quanto è l’essenza divina della vita. A differenza dei classici giardini islamici dai quali da ogni dei quattro sentieri scorre l’acqua, in questo troveremo solo un unico canale che percorre la fontana centrale in marmo di Carrara fino al padiglione Hbiqa.

Marrakech Jardin Secret

Questo giardino è stato progettato in modo tale da portare l’acqua nel posto giusto alla pressione giusta, attraverso tutta una serie di tubi connessi e vasche. Nel 19esimo secolo però le riserve d’acqua arrivavano direttamente dai giardini Agdal fino alla Moschea Mouassine, passando per la moschea Abid Allah attraverso dei tubi in terracotta fino al Jardin Secret. Pare però che arrivassero in due forniture separate. Una per il giardino Islamico che irrigava i canali e la cucina. L’altra fornitura arrivava al giardino esotico tramite un piccolo serbatoio, che per la forza di gravità alimentava i due bacini, altri canali di irrigazione e l’hammam.

La base in marmo che vediamo nella foto è posizionata appena 4 centrimetri più alta rispetto alla vasca di fronte al padiglio Hbiqua. In questo modo l’acqua scorre dolcemente da una parte all’altra. Questo sistema rialzato delle fontane è un elemento importantissimo in tutti i giardini islamici. Vedremo infatti come questo sistema è stato portato ad un livello ancora più accentuato nel Palazzo El Badi. Altra caratteristica peculiare che salta subito all’occhio è l’utilizzo di splendide piastrelle verdi smaltate, bejmat, che rende i percorsi del giardino ancora più lussuosi.

Nel lato più ad ovest troviamo il padiglione Oud el Ward con la sua qubba e la Torre o borj in arabo. Questa torre, di più recente costruzione, presenta delle piccole finestre che danno verso il giardino e anche verso il resto della città. Il fatto di aver costruito al quel tempo una struttura così alta era per impressionare la gente e per dominare dall’alto il paesaggio circostante. Inoltre nella stanza al suo interno serviva per ospitare le persone più importanti e gli amici più stretti

Marrakech Jardin Secret

Palais El Badi:

Il significato di questo palazzo è letteralmente l’incomparabile. Date le dimensioni non si può non essere d’accordo. Totalmente in rovina questo bellissimo palazzo ospitava ben 360 stanze ed era la residenza del sultano Ahmed Al Mansour Saadien Dhahbi. Lo eresse tra il 1578 e il 1594 per festeggiare la vittoria contro l’esercito portoghese. Come stile architettonico ricorda moltissimo l’Alhambra di Granada. Prima di essere saccheggiato dal sultano alawita Moulay Ismaïl, era riccamente decorato con marmi italiani, stucchi e piastrelle finemente dipinte a mano. Ora non resta altro che l’immenso giardino piantumato con alberi di bergamotto.

Palais El Badi

Da questa foto si può notare il forte dislivello tra i giardini e il piano di calpestio. Infatti per essere irrigati abbondantemente, gli alberi di cedro sono stati piantati ben due metri sotto.

Nonostante il forte degrado sono ancora visibili le prigioni situate al piano inferiore e la torre da dove si può ammirare dall’alto la città e le colonie di cicogne stanziali.

Attualmente questo enorme spazio viene usato per feste e manifestazioni, tra le quali la più recente è stata la sfilata di Dior per presentare la collezione crociera 2020.

Sfilata Dior Marrakech
Allestimento della sfilata. Ph Credit: fashionpress.it

Palazzo Bahia:

Il Palazzo della Bella, o anche il Palazzo del bello o del brillante, pare sia stato dedicato all’amante preferita del sultano reggente Ahmed Ben Moussa, figlio del ciambellano Si Moussa. Nel 1800 era uno dei palazzi più lussuosi di tutto il Marocco e uno dei più articolati. Tutto il complesso conta 8.000 mq di estensione, fra i vari cortili, giardini e stanze. Credo sia uno delle residenze storiche più frequentate e più importanti di Marrakech, quindi consiglio vivamente una guida ufficiale. Inoltre perché tutte le stanze sono state saccheggiate alla morte di Ben Moussa e non vi sono grandi indicazioni. Nonostante sia privo degli arredi, rimangono gli stucchi, le decorazioni, le fontane, le vetrate originarie di ogni stanza. Se ne contano addirittura fino a 150 ma solo una parte è visitabile al pubblico. Infatti gran parte viene riservata alla famiglia reale quando viene in visita a Marrakech.

Palazzo Bahia Marrakech
Harem delle concubine

Non vi è un ordine preciso nella disposizione delle stanze, in quanto vi è un susseguirsi di cortili e stanze collegate da stretti e tortuosi corridoi, anche poco illuminati a volte. Questo perché il palazzo ospitava le moglie e concubine del sultano reggente e ognuna doveva avere il suo spazio personale. Diversamente dai nostri palazzi europei con grandi vetrate, qui è tutto il contrario. Rarissime finestre che danno verso l’esterno e le poche che ci sono sono provviste di grate che permettono di vedere da dentro ma non essere visti da fuori. Tra le varie destinazioni d’uso vi erano anche mosche, scuderie e hammam.

Quest’ultimo non poteva sicuramente mancare in un palazzo così lussuoso. Il rito hammam infatti è una pratica comune di ogni islamico sia ricco che povero. Chiaramente le persone meno abbienti o erano provvisti di una struttura apposita più piccola fuori dall’abitazione o andavano negli hammam pubblici. Questo aspetto lo approfondirò nel prossimo articolo.

Museo Dar Si Said:

La visita di questo museo non era prevista nel nostro itinerario, però avendo tempo libero alla mattina prima della partenza siamo riusciti ad andarci. Poco distante dal nostro riad, questa antico palazzo del XIX secolo si trova all’interno della Medina e vi si arriva tramite delle indicazioni quasi all’uscita del souk. Appartenuto a Dar si Said, fratello del visir Ba Ahmed, attualmente ospita un’esposizione temporanea di arte marocchina composta da tappeti e manufatti in legno finemente lavorati. Oltre a questo si può ammirare la bellezza dei vari patii e stanze decorate con le tipiche piastrelle laccate. Anche qui le dimensioni sono notevoli, circa 2.000 mq di estensione, parzialmente aperta al pubblico.

Museo Dar si Said

 

Ho trovato la visita molto interessante in quanto per ogni stile di lavorazione dei tappeti vi è una spiegazione sintetica ma esauriente.

Dar si Said esposizione tappeti

 

Spero che questo lungo articolo vi abbia soddisfatto e che vi abbia fatto venire voglia di prenotare un volo per Marrakech! Ci sentiremo sicuramente al più presto per la seconda parte dedicata a qualcosa di più ricco e lussuoso.

Bacioni!

Per ulteriori informazioni leggete queste guide:

Lonely Planet Pocket Marrakesh [Lingua Inglese]

Marocco. Marrakech e la via delle kasbe, Tangeri e le Città imperiali, l’Atlante, il deserto e le oasi. Con guida alle informazioni pratiche

Per riprodurre il rito hammam vi consiglio questo kit:

Set Hammam Marocchino per L’esfoliazione e L’idratazione del Corpo con Sapone Nero Naturale, Ghassoul Biologico, Olio di Argan Bio, Acqua di Rose e Guanto Manopola Kessa-Kessel

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2 pensieri su “Architettura a Marrakech: tra riad, giardini e hammam (part 1)

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